Ha ancora senso fare SEO?

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Fare SEO oggi non solo ha ancora senso, ma rappresenta l'unica strategia sostenibile per garantire che un brand esista agli occhi delle nuove intelligenze artificiali e dei motori di ricerca tradizionali. La risposta breve è un sì deciso, ma con una distinzione fondamentale rispetto al passato: l'obiettivo non è più soltanto posizionare una pagina web in cima a una lista di link blu, bensì educare gli algoritmi su chi sei, cosa fai e perché sei l'autorità di riferimento nel tuo settore. In un ecosistema digitale in cui le interfacce conversazionali come ChatGPT e le AI Overview di Google stanno ridefinendo l'accesso alle informazioni, la SEO è diventata il linguaggio universale con cui le aziende comunicano la propria esistenza alle macchine che filtrano la realtà per gli utenti. Se non ottimizzi i tuoi asset digitali per essere comprensibili e autorevoli, rischi l'invisibilità totale, poiché gli LLM (Large Language Models) non potranno mai citarti come fonte se non riescono a trovarti, scansionarti e comprenderti attraverso i protocolli standard del web. Questo articolo fa parte del nostro approfondimento su https://microservizidigitali.it/, dove analizziamo come le agenzie possono evolvere la loro offerta operativa per restare competitive.

📌 TL;DR (In Breve)
La SEO non è morta, si è evoluta in "Ottimizzazione della Visibilità Totale". Mentre le ricerche informazionali semplici si spostano verso le risposte dirette delle AI, le ricerche transazionali e commerciali restano saldamente ancorate ai motori di ricerca. Senza una strategia SEO tecnica e contenutistica solida, le intelligenze artificiali non possono leggere il tuo sito, rendendo il tuo brand invisibile nelle risposte generate (AI Overviews). Fare SEO oggi significa assicurarsi che il proprio brand venga utilizzato come fonte affidabile sia da Google che dai modelli linguistici come ChatGPT.

La Grande Illusione della "Morte della SEO" e i Dati Reali

Esiste una percezione diffusa, spesso alimentata da conversazioni superficiali o esperienze aneddotiche, secondo cui i motori di ricerca siano ormai obsoleti. Un esempio pratico che abbiamo vissuto di recente riguarda una discussione con un professionista del settore, il quale sosteneva con convinzione di non utilizzare più Google perché le sue ricerche avvenivano esclusivamente tramite ChatGPT. Questa affermazione, sebbene rappresenti un cambiamento nelle abitudini di una nicchia specifica di early adopters, costituisce un classico bias di conferma che non riflette la realtà statistica globale. I dati ci mostrano uno scenario ben diverso e molto più complesso, dove la coesistenza tra motori tradizionali e assistenti AI è la norma, non l'eccezione.

Analizzando i volumi di traffico globali, si osserva che Google continua a elaborare una mole di richieste immensa, stimata intorno ai 14 miliardi di ricerche giornaliere. Al contrario, le piattaforme di AI generativa, pur in forte crescita, gestiscono volumi che si attestano nell'ordine delle decine di milioni di prompt giornalieri con intento di ricerca. Il divario è ancora di circa duecento volte a favore del motore di ricerca tradizionale. Questo significa che, per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale e per la quasi totalità delle intenzioni di acquisto, Google rimane la porta d'ingresso principale al web. Ignorare questo canale basandosi sulla propria esperienza personale di utilizzo dell'AI sarebbe un errore strategico fatale per qualsiasi azienda che miri a intercettare nuovi clienti.

Tuttavia, non possiamo negare che il panorama stia cambiando. Le query puramente informazionali, quelle in cui l'utente cerca una risposta rapida come una data storica o una conversione di valuta, stanno effettivamente migrando verso le risposte dirette delle AI. Ma questo non elimina la necessità della SEO; ne sposta semplicemente il focus. Per essere la fonte da cui l'AI estrae quella risposta rapida, il sito deve godere di un'autorità tecnica e semantica impeccabile. Se applichiamo questo concetto a uno scenario ipotetico di un'agenzia immobiliare, scopriamo che mentre l'utente potrebbe chiedere all'AI "come calcolare il mutuo", cercherà ancora su Google "case in vendita a Milano centro". La SEO serve a presidiare entrambe le fasi: l'autorità informativa per nutrire l'AI e la visibilità transazionale per convertire l'utente.

Da Motore di Ricerca a Motore di Risposta: Il Nuovo Paradigma della Visibilità

Il cambiamento più significativo che stiamo osservando nel 2026 non riguarda la scomparsa della ricerca, ma la trasformazione del concetto stesso di successo nella SEO. In passato, la metrica regina era il click: l'utente vedeva il link, cliccava e atterrava sul sito. Oggi, con l'avvento delle AI Overviews e delle risposte generative integrate direttamente nelle SERP (Search Engine Results Pages), stiamo assistendo a una transizione verso la metrica della "citazione" e della "visibilità". Essere presenti nella risposta generata dall'AI, anche senza ricevere un click immediato, contribuisce in modo determinante alla Brand Awareness e alla percezione di autorità del marchio.

Questa nuova forma di visibilità, spesso definita come "Share of Voice" nelle risposte AI, è diventata il nuovo campo di battaglia. Quando un utente pone una domanda complessa a un sistema come Gemini o ChatGPT, il modello costruisce una risposta sintetizzando informazioni provenienti da fonti che ritiene attendibili. Se il tuo sito non è ottimizzato per essere compreso da questi modelli, se i tuoi contenuti non sono strutturati in modo logico e se la tua autorità di dominio è bassa, il tuo brand viene semplicemente escluso dalla conversazione. È come se, in una conferenza di esperti, il tuo nome non venisse mai menzionato. Per approfondire come costruire questa credibilità agli occhi degli algoritmi, vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento su brand authority google ai search.

Inoltre, va considerato che la presenza nelle risposte AI non esclude il traffico, ma lo qualifica. Un utente che clicca su una fonte citata in una risposta complessa è un utente estremamente motivato, che ha già superato la fase di informazione superficiale e sta cercando un approfondimento verticale. Pertanto, la SEO moderna deve lavorare su due livelli paralleli: mantenere il posizionamento classico per le query transazionali, dove il click è ancora la norma, e ottimizzare i contenuti informativi per massimizzare le probabilità di essere inclusi nelle sintesi generative. Questo approccio ibrido è l'unica via per garantire una copertura totale del funnel di acquisizione nell'era dell'intelligenza artificiale.

Perché l'Intelligenza Artificiale ha un Disperato Bisogno della SEO Tecnica

Un aspetto spesso sottovalutato è che le intelligenze artificiali, per quanto avanzate, non sono entità magiche onniscienti. Sono, alla base, dei software sofisticati che necessitano di dati strutturati e leggibili per funzionare correttamente. I Large Language Models si nutrono di contenuti web per aggiornare le loro conoscenze e fornire risposte pertinenti. Qui entra in gioco la SEO tecnica con una rilevanza forse ancora maggiore rispetto al passato. Un sito web lento, con una struttura di navigazione confusa, privo di markup Schema.org o con contenuti duplicati, rappresenta un ostacolo insormontabile per i crawler delle AI.

Immaginiamo uno scenario in cui due aziende competono per la stessa nicchia di mercato. L'azienda A ha contenuti brillanti ma un sito tecnicamente obsoleto, difficile da scansionare. L'azienda B ha contenuti simili, ma presentati su un'infrastruttura veloce, con dati strutturati che spiegano chiaramente chi sono gli autori, qual è l'organizzazione e come si relazionano i vari argomenti trattati. L'AI favorirà quasi certamente l'azienda B, poiché il costo computazionale per "capire" quel sito è inferiore e la certezza delle informazioni estratte è superiore. La SEO tecnica è diventata il protocollo di traduzione che permette ai contenuti umani di essere digeriti dalle macchine.

Per le agenzie che gestiscono clienti B2B, questo significa che l'audit tecnico non è più un optional, ma il fondamento di qualsiasi strategia di visibilità. Identificare e risolvere problemi di scansionabilità è il primo passo per aprire le porte ai nuovi flussi di traffico generati dalle AI. Spesso, processi ripetitivi come l'analisi dei log o la correzione sistematica dei meta-dati vengono trascurati per mancanza di tempo, ma sono proprio questi dettagli a fare la differenza. Per capire come integrare queste analisi nei vostri processi, vi suggeriamo il nostro approfondimento su audit seo opportunita di mercato.

Le Query Transazionali: Dove il ROI della SEO Rimane Intatto

Se da un lato le query informazionali ("chi ha vinto i mondiali del 1982") sono sempre più appannaggio delle risposte dirette, le query transazionali ("miglior software gestionale per avvocati", "idraulico urgente Roma", "scarpe running offerta") continuano a generare un valore economico enorme attraverso i risultati di ricerca tradizionali. Quando un utente è pronto a spendere denaro, il suo comportamento di ricerca cambia: vuole comparare opzioni, vedere prezzi, leggere recensioni dettagliate e visitare fisicamente i siti dei fornitori. In questo contesto, l'intermediazione dell'AI è spesso percepita come un ostacolo o un filtro non necessario.

I dati di mercato suggeriscono che il tasso di click (CTR) per le parole chiave ad alto intento commerciale rimane stabile e, in alcuni settori verticali, è addirittura in crescita. Questo accade perché l'acquisto, specialmente nel B2B o per prodotti complessi, richiede un livello di fiducia e di verifica che una risposta sintetica di tre righe non può fornire. Un direttore marketing che deve scegliere una nuova piattaforma di email marketing non si affiderà ciecamente al consiglio di un chatbot; userà Google per trovare i principali player, leggerà i casi studio sui loro siti e richiederà una demo. Se il tuo sito non è posizionato per queste keyword transazionali, sei fuori dai giochi.

Inoltre, la SEO locale gioca un ruolo cruciale che l'AI fatica ancora a replicare con la stessa precisione granulare di Google Maps e del Local Pack. Per le attività che operano sul territorio, la visibilità organica è sinonimo di sopravvivenza. La SEO, quindi, si sta specializzando: meno traffico "spazzatura" o puramente curioso, e molto più traffico qualificato, pronto alla conversione. Le agenzie devono aiutare i clienti a comprendere che un calo delle visite totali, se accompagnato da un mantenimento o aumento delle conversioni, è un segnale di salute della strategia, non di declino. Spesso, per implementare queste strategie mirate, è utile delegare l'operatività più time-consuming; a tal proposito, potrebbe interessarvi il nostro approfondimento su task su misura delega task processi ripetitivi.

Il Nostro Punto di Vista: La SEO come Assicurazione sulla Visibilità

Sai come la pensiamo noi su questo, vero? Crediamo fermamente che la SEO abbia ancora le valvole accese al massimo. La nostra opinione è semplice: se tu cerchi sugli LLM e gli LLM cercano sul web, ma non hanno modo di trovarti perché il tuo sito non è ottimizzato, non sapranno nulla di te e non potranno citarti mai e poi mai. Di conseguenza, se non fai content marketing e non curi la tua struttura tecnica, la tua capacità di visibilità si riduce drasticamente, lasciandoti in balia esclusivamente delle piattaforme a pagamento (ads) che diventano sempre più costose.

Abbiamo sempre creduto che la SEO debba essere vista come il fondamento, non come il tetto, di una strategia digitale. È come avere una buona posizione in uno shop fisico in una via trafficata. Non garantisce automaticamente che ogni passante entri e compri, ma è il prerequisito essenziale affinché ciò possa accadere. Nessuna intelligenza artificiale, nessun algoritmo predittivo potrà mai sostituire il fatto che, se non sei tecnicamente solido e contenutisticamente rilevante, non sei in considerazione. La visibilità organica è l'asset proprietario più importante che un'azienda possa costruire nel lungo termine, al riparo dalle fluttuazioni dei costi pubblicitari.

Te lo diciamo chiaramente: secondo noi, il vero rischio oggi non è investire in una disciplina "morta", ma credere che la tecnologia possa sopperire alla mancanza di sostanza. Le aziende che vincono sono quelle che continuano a produrre valore reale, strutturato in modo che sia le persone che le macchine possano riconoscerlo. La SEO è l'arte di costruire questo ponte di comprensione. Se un cliente oggi ci chiede se vale la pena investire in SEO, la risposta è che non è mai stato così cruciale per difendere la propria quota di mercato digitale dall'erosione dell'invisibilità.

Strategie Operative per Agenzie nel 2026

Per le agenzie di comunicazione e i marketing manager, adattarsi a questo scenario richiede un cambio di mentalità nell'offerta dei servizi. Non si può più vendere la SEO "a chilo" o promettere genericamente la prima posizione per una singola keyword secca. La strategia vincente si sposta verso la costruzione di "Entità" digitali forti. Bisogna lavorare sull'interconnessione dei contenuti, creando cluster tematici che coprano un argomento in ogni sua sfaccettatura, dimostrando una competenza verticale (Topical Authority) che Google e le AI premiano sopra ogni altra cosa.

Un approccio pratico consiste nell'integrare i servizi SEO con una forte componente di Digital PR e gestione della reputazione. Poiché le AI cercano conferme incrociate per validare un'informazione, ottenere menzioni da siti terzi autorevoli diventa parte integrante del lavoro SEO. Non si tratta solo di link building vecchia scuola, ma di "Entity Association": fare in modo che il nome del brand appaia sempre associato ai concetti chiave del suo settore su diverse piattaforme. Questo rafforza il Knowledge Graph del brand, rendendolo una fonte ineludibile per gli algoritmi.

Infine, l'operatività deve essere snella e scalabile. Le agenzie non possono permettersi di impantanarsi in attività manuali a basso valore aggiunto quando la complessità strategica richiede le migliori menti del team. L'utilizzo di soluzioni white label per la produzione di contenuti ottimizzati, l'audit tecnico o lo sviluppo di agenti AI per il supporto clienti diventa una leva competitiva. Delegare l'esecuzione permette di concentrarsi sulla strategia ad alto livello, offrendo al cliente finale una visione olistica che un singolo freelance o un tool automatico non potrebbero mai garantire. Per esplorare come queste automazioni possono integrarsi nel vostro modello di business, vi rimandiamo al nostro approfondimento su ai agents automazioni ai white label.

Domande Frequenti

La SEO è inutile ora che tutti usano ChatGPT?

Assolutamente no. I dati dimostrano che Google gestisce ancora miliardi di ricerche giornaliere, specialmente per intenzioni d'acquisto. Inoltre, ChatGPT e altre AI utilizzano i contenuti ottimizzati SEO come fonti per generare le loro risposte; senza SEO, il tuo brand non verrebbe mai citato nelle risposte dell'AI.

Le query informazionali sono morte per la SEO?

Non sono morte, ma sono cambiate. Sebbene le risposte semplici (es. "che ore sono a New York") siano soddisfatte direttamente dall'AI, le ricerche informazionali complesse richiedono ancora approfondimenti che solo un contenuto strutturato può dare. La strategia deve evolvere per posizionarsi come fonte autorevole (Source) all'interno delle risposte AI.

Vale ancora la pena investire in link building?

Sì, ma con un approccio diverso focalizzato sulla Digital PR. Le intelligenze artificiali valutano l'autorità di un brand basandosi su quanto spesso e in che contesto viene menzionato da altre fonti autorevoli. I link e le citazioni servono a confermare l'associazione tra il tuo brand e la tua nicchia di mercato agli occhi degli algoritmi.

Come cambia la ricerca keyword con l'AI?

Si passa dalla ricerca di parole chiave alla ricerca di intenti e argomenti. Invece di focalizzarsi su singole stringhe di testo, bisogna ottimizzare per intere aree semantiche, rispondendo a tutte le possibili domande correlate a un tema per dimostrare "Topical Authority" e soddisfare le esigenze informative complete degli utenti e delle AI.

Conclusione

In definitiva, dichiarare la fine della SEO è un errore di prospettiva che può costare caro. La disciplina non è scomparsa, si è semplicemente elevata a un livello di complessità superiore, diventando il sistema nervoso che collega i brand alle infrastrutture digitali moderne, siano esse motori di ricerca o intelligenze artificiali. Continuare a investire in SEO significa investire nella propria esistenza digitale. Per le agenzie, la sfida è guidare i clienti attraverso questa evoluzione, spostando il focus dai vecchi KPI di vanità verso metriche di visibilità e autorità che garantiscano la sopravvivenza del business nel lungo periodo.

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